giovedì 29 novembre 2007

Suspîr da l'anime...


Cara Giuly,
ho molte cose da spedirti, già scritte, ma oggi preferisco usare il blog per parlare solo a te.
Non so come sia possibile, ma ogni volta mi sorprendi, ogni volta ti sono grata per il fatto di riuscire a toccare le mie corde, di essere capace di tirare fuori quello che io cerco di nascondere.
A volte, come dici tu, mi sento davvero uno schifo... Vorrei andarmene da tutto e da tutti, come se così facendo risolvessi qualcosa, e come dice Accorsi in Radiofreccia, scappare da un paese con 20mila abitanti vuol dire voler scappare da se stessi...
Cercando aiuto ho scoperto molte cose belle, sto iniziando solo ora a conoscermi, sto ribaltando le mie convinzioni (-da stabilire se fossero le mie o le proiezioni dei pensieri altrui nella mia mente-) ed è dura imparare a vedere sè stessi dopo così tanto tempo.
Il cibo è per me amore e odio. Adoro gustare cose nuove, particolari, mi piace un sacco muovermi tra i fornelli, in quel rito sublime che è la preparazione di un piatto. Tagliare le verdure, preparare tutto davanti a me, in modo da averlo a disposizione al momento opportuno...
All'altro angolo del ring, abbiamo il vincitore in carica. Il cibo come appendice del mio cuore, abile stratega nel duro gioco della sopravvivenza, anestetico per il malessere che porto dentro.
E come te, Giuly, spesso e tutt'ora, mi sono sentita ingrata verso la vita, verso chi soffre di mali peggiori, e perchè io credo di avere vicino una bella famiglia e degli amici.
Purtroppo questo male di vivere, questo senso di inadeguatezza, mi porta a voler allontanare tutti. Sento che nessuno capisce come si possa stare, convivendo con un corpo che non si sente proprio.
Non è superficialità la mia, perchè nella mia scala di valori, ciò che si ha dentro è sempre più importante del fuori. Ma se l'involucro non è in armonia con il cuore della mia anima, vedo come le cose mi risultino impossibili.
Per la mia altezza, struttura fisica e forza, ho sempre assunto ruoli non miei. O meglio, sono stati gli altri ad avermeli assegnati. Smetterla di stare in braccio a mamma e papà "perchè ormai sei grande" (anche se solo in altezza), nei giochi a scuola essere sempre quella che inseguiva e che non veniva mai seguita, quella che doveva badare agli altri della classe -identici per età, ma più piccoli di statura-, sentirsi dire dagli amici di casa "braccia rubate all'agricoltura" facendomi sentire ancora meno adeguata, meno femminile, nonostante io con i miei ci lavori da sempre...
Anche ora, solo al seguire questo mio filo di pensieri, sento come di avere qualcosa dentro che spinge, che smania dalla voglia di uscire, e sento come sempre io lo rispedisca al mittente, giù giù in fondo a me, deglutendolo a fatica.
E' come se stessi negando me stessa. Lo sto facendo, perchè nessuno crederebbe ancora ad una mia uscita del tipo "da domani dieta!".
Non ci credo nemmeno io, perchè mi deludo ogni volta e fa male non essere all'altezza di sè stessi...
Quando gli altri mi dicono "E fai qualcosa se così non ti piaci, no?", non capiscono che per me è peggio che ricevere uno schiaffo, perchè mi mette di fronte al fatto che non riesco a fare qualcosa per me. Sento il fallimento.
Tutte le volte che il miracolo del dimagrimento è sceso su di me, era dovuto ad agenti esterni (un'innamoramento o una malattia) ed ogni volta mi dicevo "bene, ora rimaniamo così"... Hai voglia, come no!
Quanto volte ho aperto le porte della dispensa, del frigo, e di qualsiasi cosa si potesse aprire, alla ricerca di cibo, alla ricerca di quel qualcosa che mi potesse "riempire", sensazione che ormai conosco molto bene.
Quante volte mi sono detta di lasciar perdere, e quante volte, quelle stesse volte, finchè non avevo quella cosa tra le mie mandibole, non riuscivo a pensare ad altro, non riuscivo a concentrarmi su niente. Quante volte prendere le cose dalla dispensa furtivamente, per non farmi scoprire da chi bazzicava per la cucina in quel momento, a mangiare qualcosa fuori pasto dopo abbondanti pranzi o cene che fossero. Come una ladra, come se potessi nuocere a qualcuno se non a me stessa.
Quante volte mi sono odiata per non aver saputo resistere a quello che era un richiamo all'autodistruzione, per non aver saputo mantenere la lucidità e riuscire a passare oltre. Quante volte ho ingurgitato cibo fino a stare male, quasi fino a non riuscire a respirare? Quante lacrime di coccodrillo poi, per avere in corpo tutti quei carboidrati, grassi o proteine che fossero, senza fare nulla per espellerli... A dire la verità qualche volta ci ho provato, ma per fortuna il terrore di poter cadere in un vortice inverso rispetto a quello di adesso, mi ha sempre fermato in tempo.
A volte ho pensino desiderato di poter essere anoressica. Ma mi sto rendendo conto dell'abominevole bestemmia che ho appena scritto? Voler essere malata all'inverso, pur di rientrare nei cànoni di questa cazzo di società che mi fa sentire così inadeguata, così fuori schema e che io dichiaro sempre di non voler seguire.
Eppure, mi provoca malessere. E' come se la mia mente, attraverso le forme del mio corpo, tenesse fede ai propositi della mia mente di non adeguarmi alle mode, al modello scheletrico... Sono d'accordo che stando nel peso forma si stia meglio, sia chiaro. L'ho sperimentato, ma non per questo si deve discriminare chi, per volontà o per natura, si porta dietro qualche chilo in più.
Vai in un negozio e le 38 sono le nuove 40, le 48 le nuove 50...
Per cercare un qualcosa da mettersi addosso senza sembrare una rispettabile donna di mezz'età, devo ricorrere a negozi dove le cose costano 2 volte tanto, per 5 centimetri di stoffa in più.
Il senso di frustrazione che provo nell'andare per negozi con mia madre è unico. "Guarda che carino! Bello! Bello questo modello!"...
Ed io sempre lì a chiedermi "Per me?". Oppure a dirmi che mi ci vorrebbe vicino almeno un altro mezzo paio di jeans per non sembrare un insaccato.
Io so che devo fare qualcosa per me, per stare in forma, e ci lotto ogni santo giorno. a volte ne esco vincitrice, la maggior parte delle volte, sconfitta amaramente, con un notevole distacco per giunta.
Però di questo malessere nessuno ne parla. Ovvio. Siamo tutti felici, stiamo tutti bene, siamo tutti contenti.
Quando mi sveglio la prima cosa che penso è "Non devo mangiare, non devo mangiare, non devo mangiare, non devo mangiare, non devo mangiare, non devo mangiare, non devo mangiare, non devo mangiare, non devo mangiare, non devo mangiare", e prima di addormantarmi mi dico "Sei una perdente, hai mangiato, hai mangiato, hai mangiato, hai mangiato, hai mangiato, hai mangiato, hai mangiato, hai mangiato, hai mangiato, hai mangiato".
Quanti pianti che andavano al di là della scena vista alla tivù, quante volte quelle lacrime nate da una commozione televisiva, sono diventate disperato tentativo di far uscire qeul dolore che mi porto dentro. qualcosa che và oltre il fatto fisico, che scava nel passato... Come la goccia che cade sulla roccia, costante, e che corrode quella stessa roccia, all'apparenza forte ed indistruttibile.
E' qualcosa di così radicato in me, che non sempre riesco a trovare il bandolo della matassa, non sempre riesco a capire qual sia il punto. Cosa sia, cara Giuly, quella cosa che mi rende infelice.
Io non voglio vivere per essere felice, ma vorrei essere felice di vivere.
Vorrei potermi svegliare serena... Ma non serenità nel senso di mancanza di preoccupazioni, ma serenità d'animo, con me stessa. Riuscire a mettere a tacere quella voce che non mi perdona, riuscire ad affrontare i miei fantasmi, vivere un po' più leggera, lasciarmi trasportare di più dagli eventi, invece di cercare un motivo ed un ragionamento dietro ad ogni cosa. Cercare di essere meno intransigente forse, meno dura con me stessa, amarmi un po' di più, cercare di capire chi voglio essere e fare il possibile per poterlo diventare. Non voglio rinunciare ai miei sogni, per poi diventare un'adulta che ha più rimpianti che soddisfazioni.
Il destino fa il suo corso, ma forse è proprio vero che dobbiamo fargli un cenno, per dirgli che noi ci siamo, che siamo pronti ad affrontare gli eventi, i cambiamenti.
In un sogno ci si può rifugiare finchè resta tale: saremo sempre i migliori in quella cosa, perchè nessuno mai l'avrà provata e potremo così crogiolarci nell'idea di poter essere dei fuoriclasse nella realizzazione di quel progetto "se e quando un giorno lo farò".
A volte vorrei essere diversa... Spesso ho detto ai miei -dopo aver trasportato grandi carichi o aver fatto lavori pesanti- che probabilmente la natura ha voluto che io avessi questa struttura fisica per poter essere d'aiuto alla mia famiglia, ai miei, che vedo invecchiare... ma è il mio solito modo di trovare una scusa...
L'idea che mia madre possa stare male nel non vedermi felice mi fa commuovere tutt'ora. Io vorrei essere felice, davvero. Ma qualcosa me lo impedisce. Ed ho scoperto una cosa che non pensavo nemmeno di poter partorire nella mia mente, e che riguarda proprio lei. Non riesco nemmeno a scriverlo, perchè mentre mi soffio il naso, mi risulta difficile poterlo trasmettere alle dita. E mi odio anche per il fatto di poter fare di questi pensieri. Ma sto prendendo questo pensiero cercando di capire, anche se forse un mese non sarà sufficiente.
Io voglio crescere, voglio imparare a non nascondere la testa sempre sotto la sabbia, come gli struzzi, come tu dicevi cara Giulia...
Voglio imparare a cavarmela, a cercare di essere concludente, ad imparare a perdonare, me stessa in primis, gli altri poi.
Vorrei non amare così tanto mio padre, da scontrarmici ogni volta che iniziamo a parlare. Vorrei non si sentisse sempre attaccato, forse debole nel suo non sapere certe cose, vorrei non si sentisse inferiore per importanza rispetto a mia madre. Vorrei riavere indietro mio padre.Vorrei non si indurisse su certe posizioni, col passare del tempo. Vorrei potergli parlare di tutto, invece di finire sempre entrambi a difendere le nostre azioni...
Vorrei fosse meno schiavo di un legame che riesce a comandarlo a bacchetta "perchè è sempre stato così". Vorrei che mia madre e mio padre fossero una coppia felice, non solo marito e moglie. Sono felice che siano uniti, ovvio, ma vorrei che si parlassero di più, che si andassero incontro più spesso. Vorrei che qualche volta vincessero la pigrizia e facessero qualcosa per loro, vorrei che avessero la forza di prendere delle posizioni e che le mantenessero. Amare a volte significa dare all'altro solo ciò che sappiamo essergli necessario, e non dare tutto ciò che chiede.
Cambiare si può, questo lo so da me...
Non so perchè questo discorso sui miei, ma Giuly sai che i miei pensieri vanno semrpe a mille, e seguirne il filo a volte mi risulta difficile, perchè quasi sempre le mani non hanno la stessa velocità dei pensieri.
Resta il fatto che a volte è proprio dura uscire dal letto, trovare la forza di affrontare una nuova giornata, che per me si traduce in lotta continua con me stessa.
Penso a chi sta peggio, a chi ha accanto una persona molto ammalata, a chi è quella persona malata, che darebbe in cambio qualsiasi cosa per poter essere al mio posto. Ma sappiamo che gli esseri umani sono egoisti, ed io non da meno. Penso a me, a me soltanto, immolandomi sull'altare delle sofferenze come se fossi l'unica...
A volte proprio non capisco perchè sono così dura, tanto da risultare indecifrabile a chimi sta vicino... Giuly, ti capisco e non sai quanto.
Pensavamo che il problema fosse avere qualcuno da amre, una realizzazione professionale, ma sappiamo che non è così. Sappiamo che è qualcosa in noi, sappiamo che siamo noi a non voler sentire, a non dare alle nostre emozioni lo spazio ed il tempo che gli spettano. Siamo noi a voler mandare giù bocconi amari, invece di cercare di capirli. Siamo noi a soffrire per la stupidità degli altri, siamo noi a cercare di passare sopra a quella stessa stupidità e cattiveria che quelli della nostra generazione sanno manifestare quando un qualcosa non è affar loro o non li tocca direttamente.
Non siamo martiri, non vogliamo vestire i panni delle incomprese, ma i panni delle persone di cuore, sensibili, che sanno amare le cose belle della vita, che ringraziano Dio ogni giorno di aver regalato loro il primo respiro, ma che allo stesso tempo vorrebbero godere di quella stessa esistenza, sperando di non chiedere troppo.
Cerchiamo di non fare come la maggior parte delle persone, che fanno man bassa di tutto, razzia di premi e ricompense. Vivono una vita fuori dalle regole, commettono delitti -con atti o con parloe- e rimangono illesi. Noi cerchiamo di stare al mondo in modo coerente con i nostri princìpi, cerchiamo di rimanere genuine, ma nessuno se ne accorge e finiamo per perdere interesse per noi stesse...
Non si può. Valiamo, Giulia, e se qualcuno vuole farci del male cercando di mettere in dubbio la nostra integrità, il nostro animo, basta cambiare strada. Fermiamoci un attimo per lasciar chiudere le ferite, ma poi via! Andiamo, proponiamo, facciamo, ascoltiamo, parliamo, urliamo, ma facciamoci sentire. Non rimaniamo sole con noi stesse. Coltiviamoci... Con amore e dedizione, al natura fa in modo che la costante presenza del giardiniere dia i suoi frutti... A volte qualche tempesta o una gelata ci coglierà di sorpresa, ma dentro c'è ancora una linfa che vive, che aspetta solo il primo raggio di sole, per poter dare a quella pianta vita nuova.
Un abbraccio, e perdona tutte queste idee confuse, ma non vedendoti spesso, avevo bisogno di dirtelo e condividere queste cose con te.

mercoledì 28 novembre 2007

Rivedendo Radiofreccia...

Credo nelle rovesciate di Bonimba
e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa,
che vuole l'affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più,
ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che,
il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro,
le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso,
e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merx.
Credo che non sia giusto giudicare la vita degli altri,
perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.

martedì 27 novembre 2007

Mordimi l'anima

Pretende il cuore di essere semplice,
toglie ogni maschera che copre il dolore
se di passione colpiamo è semplice
se chiudi gli occhi senti fin dove puoi arrivare
più di ogni cosa ti voglio vivere
rabbia e rancore adesso non ci appartengono se
se questo letto si infiamma al buio lo vedi bruciare
mi muovo piano perchè è piano che si scioglie

Mordimi l'anima
più forte come fossi neve che scivola giù dalle tue mani
mordimi l'anima
più forte quasi fosse l'ultima volta che avrai il mio cuore.
Mordimi l'anima
più forte come fossi neve che scivola giù dalle tue mani
mordimi l'anima
più forte quasi fosse l'ultima volta che avrai il mio cuore
Non sono sbagli non sono rimorsi
pelle su pelle sento il tuo cuore respirare
quanta passione le nostre voglie a tempo che
se questo letto si infiamma al buio lo vedi bruciare
mi muovo piano perchè è piano che si scioglie
il gelo che tra me e te sembrava dividere
le mani calde che ora sanno dove andare
Mordimi l'anima
più forte come fossi neve che scivola giù dalle tue mani
mordimi l'anima
più forte quasi fosse l'ultima volta che avrai il mio cuore
Mordimi l'anima
più forte come fossi neve che scivola giù dalle tue mani
mordimi l'anima
più forte quasi fosse l'ultima volta che avrai il mio cuore
Mordimi l'anima
più forte come fossi neve che scivola giù dalle tue mani
mordimi l'anima
più forte quasi fosse l'ultima volta che avrai il mio cuore
Mordimi l'anima
più forte come fossi neve che scivola giù dalle tue mani
mordimi l'anima
più forte quasi fosse l'ultima volta che avrai il mio cuore
-2cento2-

"Niebla" -Miguel de Unamuno-


Oggi giornata strana. Il mio cervello è avvolto da una fitta nebbia, quasi come quella che i giorni scorsi avvolgeva il mio paese...
Avete presente quella leggerezza dei pensieri, quel non pensare a nulla, ma allo stesso tempo sentire la propria testa pesante, pesante, pesante? Ecco, così va oggi.
Non so nemmeno perchè scrivo, alla fine non c'è molto da dire se non i miei soliti giri di parole, le mie frasi sconclusionate che hanno un inizio, ma vanno a finire sempre altrove.
Sto allontanando tutti, come sempre. Tutto mi rende intollerante, tutto mi dà fastidio, ogni cosa mi rende insofferente. Madonna, certo che è proprio difficile strami vicino, me ne rendo conto. Tutto questo perchè? Per non rendersi deboli agli occhi degli altri?
Ora basta, se mi chiederanno come va dirò loro "Bene, grazie!" invece del mio solito "Abbastanza". Tanto alla fine quello di avere delucidazioni sul mio stato di salute è solo una formalità comunicativa, per iniziare un discorso e, risolta la formalità, poter parlare di sè stessi.
Alla fine siamo tutti un po' egoisti. Vogliamo sempre essere il centro dei pensieri degli altri: dell'amica, del fidanzato, del marito, del proprio direttore... Siamo esseri umani e l'egoismo, dalla notte di tempi, fa parte di noi, nonostante tutti i nostri sforzi di renderci disponibili agli altri, attenti e premurosi verso il prossimo. Se le nostre fatiche non vengono riconosciute pubblicamente, siamo capaci anche di prendercela con le persone che abbiamo aiutato. Mia nonna mi ha sempre detto che "A fa dal ben no si a mai mâl", ma poi vedo come anche lei si la menti del fatto che le persone che ha aiutato, ora non si facciano mai vive... E mi fa pensare che alla fine tutti facciamo le cose per un tornaconto personale... Sentirsi apprezzati, ricevere complimenti, mettere a tacere la propria coscienza, ognuno ha il suo movente, ma alla fine riguarda sempre e solo il proprio IO.
A volte sento proprio il bisogno di andarmene. Di prendere e partire, lasciare tutto e tutti, non portare con me nulla e ricominciare altrove, dove nessuno mi conosce, dove le cose passate possano rimanere solo dentro me e non nella mente delle persone attorno a me. Rinascere come individuo, ricominciare l'università altrove lasciando che questa esperienza si trasformi in qualcosa d'intelligente, non rimandare le cose ad un domani, vivere gli attimi senza rimuginarci troppo sopra, realizzare quelle emozioni che mi divorano, essere più leale, imparare a crescere piano piano, ma farlo, invece di lottare per rimanere sempre uguali a sè stessi.
Mmm... Utopia, ma sarebbe la cosa da fare, anche se mi rendo conto che i tormenti che avverto mi seguirebbero... Ma almeno non avrei il condizionamento esterno ad intossicarmi, a rendere un'impresa ardua ogni minima cosa che devo fare.
Se uno la mattina non ha nemmeno voglia di uscire dal letto, sente di non avere uno scopo, è una persona finita? Come poter rinascere, per far sì che ogni giorno valga la pena di essere vissuto, invece che farlo passare ed esultare perchè la notte finalmente è arrivata e metterà a tacere tutto non appena ci si coricherà?
Credo che la voglia di non uscire da sotto le coperte, la sensazione di protezione che danno, sia sintomo di qualcosa che non funziona. E' il voler rimanere protetti da qualcosa che ci spaventa, dalla paura di prendersi le proprie responsabilità... Io!?! Proprio io che mi sono sempre ritenuta una persona responsabile, giudiziosa... Mi sa che ho proprio toppato. Mi sa prorpio che non mi conosco e mi sa che devo ricominciare tutto da capo, per l'ennesima volta. Mi sa proprio che la strada per l'uscita da questo labirinto che ho scelto, porta ad un vicolo cieco. Ancora. E ancora. E ancora.
Armandomi di pazienza e coraggio, devo tornare indietro e scegliere un'aòtra via. Questa sembrava quella giusta, ma è evidente che non lo è.
C'est la vie...

domenica 25 novembre 2007

Il mondo è fatto a scale...



...Proprio vero.
Era da molto che non scrivevo e non so perché. Forse non mi andava di sviscerare quel maledetto malessere che puntualmente si ripresenta, sprovvisto -altrettanto puntualmente- di invito.
Non posso esultare per un briciolo di equilibrio raggiunto, che subito il mio umore, la mia condizione mentale cambiano. Sto forse perdendo la testa?
A volte mi chiedo se anche per le altre persone sia così difficile trovare un minimo di stabilità. Guardo i miei e non vedo questo problema. Forse c'è e non lo vedo, forse anche loro a volte si sentono persi, sperduti o semplicemente tristi, ma può darsi anche che non abbiano il tempo o la forza di mettersi lì a rimuginarci sopra. Perché magari hanno altro a cui pensare, incombenze inderogabili che li aspettano.
Mi sono chiesta spesso se potessi vivere meglio senza questi turbinii mentali di pensieri, situazioni del passato, vecchi discorsi, immagini nuove. A volte penso se io non stia diventando pazza. Ma poi penso anche che, finché mi chiedo se lo sto diventando o lo sono già, significa che in realtà non lo sono ancora.
Non so perché sono partita da questo... boh...
A volte non riesco proprio a sopportarmi, a volte ho davvero poca stima di me, per gli atteggiamenti di chiusura che ho, per le porte sprangate che mi ostino a interporre tra me e gli altri, anche quando mi sembra che le cose vadano meglio.
Mi urta essere una debole, ma non debole sul alto della sensibilità, dell'essere accorti o premurosi, ma debole nel senso di vigliaccheria. Di codardia. Di terrore puro delle cose. Di paura nel provare a buttarsi a capofitto in cose nuove.
Ho paura dei miei più grandi desideri e questo mi blocca, mi porta a restare in un eterno e perpetuo limbo d'indecisione. Quando mi dico "ok, chiudo gli occhi e vado", la volontà ed il desiderio di un cambiamento vengono spazzati via dalla paura dell'inadeguatezza, dalla preoccupazione di non essere al livello richiesto.
Io vorrei trovare la mia strada, ma noto come anche in questo, io riesca a tirare il culo indietro, permettetemi il termine.
Mi piace la musica... Avevo iniziato a suonare la chitarra. Quando ho scoperto di saperla strimpellare non ho fatto nulla per fare quel salto di qualità per distinguermi, per passare da un livello base ad uno avanzato.
Vorrei imparare a cantare, ma non ho il coraggio di prendere lezioni, nascondendomi magari dietro la preoccupazione del loro costo.
So cucinare, ma spesso faccio le cose un po' così, "a gettar via", quando ho persone che mi guardano nel lavoro, come se sabotando il mio lavoro o la mia creazione riuscissi a stare tranquilla e a non dovermi sentire imbarazzata nel ricevere complimenti.
E tutto perché? Tutte queste fottute paure, perché?
Perché ho paura di essere brava in qualcosa, di ricevere complimenti per qualcosa di ben fatto, per paura di avere un talento, per paura d'avere qualcosa che mi possa dare soddidsazioni o, per l'altro verso, per la paura che, approfondendo quella che sento essere una mia inclinazione, io non possa essere sufficientemente brava.
Ma chi se ne frega se non sono brava!!!! Mi soddisfa? Farlo mi rende felice? Ed allora dovrebbe bastare, no? Dovrei farlo per me, is it right?

Ed invece no... Sia mai che la signorina in questione possa dirsi "Good job, dear!". Nunca.
Sono scossa sì. Sto lavorando su cose molto pesanti, e stavolta mi sa proprio che un mese non basterà ad assorbire tutto questo malloppone di sensazioni.

Stasera serata con la mia amica D.
Cinema e cena, almeno parleremo un po'.
Ora vi lascio. Io e Giuly sempre sulla stessa lunghezza d'onda, abbiamo aggiornato il blog quasi insieme...
Buona serata

lunedì 19 novembre 2007

Oggi proprio... sciopero!

Oggi proprio ho deciso che sciopero d'immagini. Non mi va di cercare qualcosa che rappresenti il mio stato d'animo, per altro pessimo.
Ma si può passare un weekend di merda così? Certo che no, ma invece io ho lasciato che accadesse. non avevo la forza morale, e di conseguenza nemmeno fisica, di ribaltare il mio stato d'animo e quel mio comportamento un po'... tedioso. E' una parola che ben esprime cosa provavo. Disinteresse per tutto, per qualsiasi cosa.
Non ho aiutato in casa, non ho aperto libro, non sono uscita. Mi vergogno ora a pensare a come sono potuta stare così tanto tempo sul divano, nascondendomi dietro una coperta mai troppo spessa per coprirmi dal mondo.
Son bastate poche frasi per farmi regredire, per far tornare in me l'incubo di tanti mesi passati ad odiarsi.
Io sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non potevo credere che avesse questa portata. E per cosa poi? Per un paio di frasi?
Questo mi ha fatto riflettere su quanto ancora io possa essere fragile e su quanto la mia autostima sia ancora a livelli davvero bassi...

E tutto questo mi porta poi a pensare alle frasi di certe persone. Non è mai bello sentirsi dire che non si piace ad una persona, anche se di questa persona non ci importa davvero un fico secco. Il fatto di poter lasciare indifferenti o di rendere negativo il pensiero dell'altro su di noi, mi disturba.
Ok, ok, non si può andare a genio a tutti. Ma dire le cose così, nude e crude... Caspita un bel colpo.
Anche se mi sono sempre fatta paladina del motto "meglio una brutta verità , che una bella bugia".
Che palle... Perdonate il mio lessico scurrile oggi, ma quando ce'vò, ce'vò!

Giuly, dove sei finita?
Scappo ora. Non mi va di toccare altri tasti e temi. Questo basta.

giovedì 15 novembre 2007

A veces...



Eccomi qui finalmente... Avevo bisogno di un po' di tempo per buttare giù qualche pensiero sulla mattinata...
Stamattina ho incontrato la mia amica di università, quella con cui avevo litigato e con cui avevo chiuso i rapporti da due anni ormai. E' sempre rimasta un chiodo fisso, e quando ho visto che mi ha risposto alla mail, ero incredula.
Dopo varie mail mi ha detto che oggi sarebbe venuta ad Udine e che se volevo potevamo trovarci al bar. Ed io ci sono andata.
All'inizio c'era dell'imbarazzo, come è ovvio, ma poi io, forse anche per la tensione, son partita a ruota libera. Le ho porto nuovamente le mie scuse per come mi sono comportata, le ho spiegato un po' le cose e come ho cercato di cambiare l'andamento delle cose stesse.
Lei era un po' "legata" però non credo di essermi sbagliata nel sentirse una piacevole sensazione. In diversi momenti ero sul punto di commuovermi, perchè è una persona che in questi due anni mi è mancata molto, ma so anche che non si può cancellare tutto con un colpo di spugna.
Le ho detto che si prenda tutto il tempo che vuole, e che se non mi ha parlato di certe cose, oggi, per me va bene.
Non posso pretendere che la confidenza che avevamo ritorni così, schioccando le dita.
Le ho detto che aspetto, che se vuole chiudere andrà bene, ma che almeno avrò avuto la possibilità di confrontarmi con le a quattr'occhi e non tramite le parole di altri, che oggi ho scoperto essere la cosa peggiore. Da un loro pensiero di come stanno le cose, le hanno fatto diventare realtà, spacciando per realtà cose che non lo erano.
Dalla tensione mi facevano perfino male le gambe, come dopo una lunga corsa, ma quando ci siamo lasciate mi veniva da piangere dalla gioia. Ho sentito come se un nodo, un conflitto irrisolto, si fosse sciolto. Magari non del tutto, ma almeno allentato.

La nostra amicizia era speciale, ai tempi. Era la prima persona con ui mi confidavo DAVVERO, a cui dicevo tutto, anche quello che alle amiche di paese non dicevo mai.
Era bello poter contare su qualcuno che non mi giudicava se magari andavo a scuola vestita normalmente, quasi scazzata; capiva le mie questioni e i miei continui conflitti col mio fisico perchè li aveva sperimentati; mi dava forza perchè pensavo alla sua condizione familiare ed al modo con cui lo affrontava e ci vedevo una donna forte.
Queste cose di lei mi mancano, ed anche se so che spesso le corde tese troppo si spezzano e mai potranno essere resistenti come prima, io spero di poter riprendere questa nostra amicizia. Io credo che qualcosa di importante ci sia, altrimenti io non avrei continuato a cercarla dopo tutto questo, e lei non mi avrebbe risposto.
So che dovrò aspettare, che dovrò dare tempo al tempo, però io sono già contenta così.